I MILLE VOLTI DEI SOCIAL NETWORK

Viviamo in un mondo dominato dalla tecnologia, in una realtà gestita da algoritmi che costantemente hanno la possibilità di influenzare, manipolare il pensiero e i gusti di milioni e milioni di persone. Spesso capita che la gente rimanga indifferente di fronte allo sviluppo esponenziale che la tecnologia sta vivendo nel ventunesimo secolo, talvolta non ci si rende conto del peso che essa ha nelle nostre vite e di quanto possa schiavizzare e rendere dipendenti le persone.
Più trascorre il tempo e più realizzo quanto la gente viva in funzione dell’innovazione tecnologica: sempre più sono le persone con il volto chino sul proprio smartphone, eternamente connesse, eternamente alienate, costantemente informate sulla vita altrui, ma distratte riguardo la propria.
Tali strumenti sono diventati un’arma micidiale di divulgazione e di comunicazione di eventi più o meno straordinari e di tematiche varie che possono essere indirizzate verso qualsiasi tipo di interesse: dalla musica allo sport, dalla cronaca alla politica, ogni tema viene affrontato attraverso l’utilizzo dei social, rivolgendosi a un pubblico vasto e variegato, ma la cui maggioranza è composta prettamente da giovani.
Recentemente l’utilizzo dei social è incrementato, è diventato massiccio, anche in vista delle elezione politiche per il rinnovo di entrambi i rami del Parlamento italiano, elezioni che hanno spinto anche i politici a fare utilizzo di “armi all’avanguardia”, fondamentali per la divulgazione dei punti dei propri programmi politici durante il periodo di propaganda: i social hanno dimostrato di essere un elemento decisivo.
Indipendentemente da chi si sta parlando, che siano partiti di opposizione o di governo, il punto di arrivo è sempre il medesimo, è sempre quello di proporre le proprie idee e di diffonderle facendo affidamento proprio alle moderne agorà, che se prima erano solamente delle vaghe tentazioni, ad oggi sono diventate la normalità, non più una sfida.
Vicenda di pressante attualità è la creazione da parte dei politici dei propri account Instagram, Facebook o il loro approdo sulla piattaforma “TikTok” (da molti definito un naufragio nel “cringe”), utilizzata per raggiungere e coinvolgere un pubblico composto, per la maggior parte, da giovanissimi.
Si è combattuto in questo modo il rischio di astensionismo, spingendo i giovani appartenenti alla generazione Z al voto; ma è risultata essere realmente la scelta corretta o, invece, solamente una competizione inutile e ridicola che vede come protagonisti proprio i politici? L’attenzione è completamente rivolta ai numeri: cercare di avere maggiori consensi, maggiori attenzioni, raggiungere il primato anche sulla piattaforma “novella” su cui si è sbarcati e che non si sa per nulla maneggiare. Non si è riusciti a comprendere la reale natura di quest’ultima, credendo che si stia parlando di un social in senso stretto, ma in realtà non è così: si parla di algoritmi in grado di comprendere e proporre i contenuti apprezzati dagli utenti; lavorare su TikTok implica delle specifiche competenze, competenze che di certo i politici non possiedono e che li portano a “postare” contenuti ridicoli o addirittura esilaranti. Le promesse dei leader e il “tourbillon” da esse generato sui social, dà ai giovani l’impressione di star ascoltando esclusivamente una manciata di barzellette, e la cosa più divertente è che vengono proprio raccontate da leader ottuagenari che cercano di rimanere al passo coi tempi ma, ahimè, senza riuscirci!
Ciò significa che c’è una corsa forsennata alla ricerca di nuovi strumenti e di nuove vie, da una parte per coinvolgere un numero sempre più elevato di persone e per consolidare sempre di più il proprio pubblico, dall’altra per cercare di convertire, di mutare il “cluster” di tutte le persone che nel corso del tempo si sono allontanate dal voto.
Ad oggi sono proprio i social a dettare le regole del gioco, a prendere le redini influenzando e spingendo anche i politici ad entrare in un innovativo contesto digitalizzato solamente per diventare “più social” e comunicare attivamente e in maniera più efficace con la propria platea, talvolta accettando passivamente nuove condizione per la diffusione del proprio pensiero politico.
Accettando i termini d’uso, nel momento in cui accediamo ad una piattaforma digitale rimaniamo schiavi dei diktat che essa impone, dei contenuti che vuole o non vuole mostrarci, si rimane schiavi e si soggiace al nuovo ambiente e agli algoritmi che orientano e pilotano l’utenza. Rimaniamo spesso ingannati da quello che osserviamo e con cui entriamo in contatto su internet, credendo che tutto ciò che viene detto sia certificato e documentato, ma non sempre è così. Ciò che più mi tocca e spaventa è pensare che tutto questo stia influenzando anche le persone e i loro modi di fare: sempre più finizioni e menzogne sui social esclusivamente per apparire, dimostrando di essere quello che non si è. Pirandello parlerebbe di maschere, eh sì proprio di maschere, che continuamente coprono i nostri volti nascondendo il nostro vero io e la nostra reale personalità. L’autore siciliano, difatti, nel romanzo intitolato “Uno, nessuno, centomila” esordisce con un’espressione che è passata alla storia come profetica: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”, suggerendo dunque di prestare attenzione alle persone con cui entriamo a contatto, a cui ci avviciniamo e, attualizzando, potremmo dire che Pirandello ci esorta in maniera paterna a badare ai social e all’utilizzo che se ne fa, a rimanere cauti nei confronti del web e delle sue infinite maschere.

 

Vittorio Iozzia 5G

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