Cosa hanno in comune un gatto nero, un peperoncino ed un mazzo di carte dei tarocchi? 

Lo stesso esempio si potrebbe fare anche con un ferro di cavallo, del sale o con quell’amico impaziente di conoscere il tuo ascendente: le superstizioni, a prescindere che siano di buono o cattivo auspicio, hanno sempre fatto parte della storia dell’uomo. Appare quindi innegabile  il ruolo fondamentale che l’irrazionale ha giocato e continua a giocare nella nostra cultura. 

Il fatto curioso è che non siamo gli unici animali ad essere superstiziosi… 

F. Skinner, uno psicologo americano tra i più importanti del Novecento, ebbe un giorno la straordinaria idea di concepire la cosiddetta “Scatola di Skinner”. In realtà la scatola non era altro che un distributore di cibo comandato da un telecomando, che Skinner aveva impostato affinché somministrasse il cibo ad un determinato intervallo di tempo. Usò per il suo esperimento dei piccioni, con cui aveva avuto già esperienza durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa volta, al contrario di quando cercò di addestrarli a guidare missili militari, si rivelarono molto utili non per scopi bellici ma bensì per arrivare alle radici della superstizione.

Infatti i piccioni fin da subito iniziarono ad assumere degli atteggiamenti (come dondolare la testa o girare su se stessi) che associavano all’attivazione del dispenser, sperando così di attivarlo. Ciò accadeva perché all’inizio dell’esperimento, per puro caso, la scatola aveva distribuito del cibo nel momento esatto in cui i piccioni avevano compiuto quel gesto. 

 

A questo punto sarebbe facile dire: “Questo prova solo la stupidità dei piccioni, io non sarei mai così fesso da cascarci!”.

Eppure, il dottor Koichi Ono decise saggiamente di scavare più a fondo nella questione. Nell’università di Komazawa, in Giappone, egli provò un esperimento simile, ma questa volta con gli umani. Egli reclutò dei volontari tra gli studenti dell’università, chiedendo non più di 40 minuti del loro tempo: quello era l’intervallo che avrebbero dovuto passare in una stanza chiusa, con l’obiettivo approssimativo di fare più punti possibili. Al centro della stanza vi era un contatore e vicino a quello un tavolo con tre leve. In realtà le leve non servivano a nulla e il contatore cambiava numeri senza una ragione specifica. Tuttavia gli studenti erano assolutamente convinti che ci fosse un qualche modo segreto per far avanzare il contatore e provarono di tutto, dal muovere le leve fino all’arrampicarsi sul tavolo o saltare fino a toccare il soffitto. (Purtroppo non sono stata in grado di trovare nessun video dell’esperimento online, ma sono sicura sarebbero stati piuttosto divertenti) Come l’irrazionalità può trovare terreno fertile anche nelle menti più logiche, così avviene per la superstizione. 

 

In conclusione, che insegnamento traiamo da questi test a dir poco curiosi? C’è il fatto che l’essere scaramantici è un comportamento innato che contraddistingue molte specie animali.  La superstizione ha una lunga storia biologica e, essendo un tratto sopravvissuto fino al giorno d’oggi, ha indubbiamente un’importanza adattiva non indifferente. La sua vantaggiosità è infatti evidente nelle situazioni di stress: a primo impatto può non sembrare, ma piccole operazioni come indossare la propria camicia preferita prima di un esame o stringere il pugno attorno ad un portafortuna possono essere un ottimo metodo per alleviare la tensione. Che la verifica vada bene o male starà a noi: ma non è sicuramente meglio varcare la porta dell’aula con il cuore un po’ più leggero?

 

Ludovica 3 SINT

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