Pensando al futuro ci sale un’ansia invalicabile: ogni nostra scelta ci catapulta in un tempo a noi completamente ignoto. Nulla è certo tranne il passato, e proprio nel passato, qualche tempo fa,  ognuno di noi ha deciso di affidare alle mani del Volterra il proprio futuro,

 

Ma la scelta di questo Liceo quanto ci condizionerà?  Gli anni trascorsi in questa scuola cosa ci lasceranno? E soprattutto, come ci cambieranno?

 

Ce lo racconta Elisa, un’ex volterriana che ha partecipato al podcast di questo mese. Elisa è una ragazza di 22 anni, che ha ormai completato il suo percorso liceale al  Volterra da due anni. Ha frequentato l’indirizzo ordinamentale con potenziamento Cambridge ed ora è iscritta alla facoltà di Psicologia alla Sapienza di Roma.

Non ha trovato l’ispirazione per questo percorso di studi al Liceo, come lei dice: “Il Volterra mi ha fatto capire che non mi piaceva la matematica, ma nessuno mi ha introdotto alla psicologia: ho scoperto questa passione leggendo alcuni libri.”

Elisa si è ritrovata a frequentare un indirizzo scientifico senza avere una vera e propria passione per la matematica e la fisica, materie d’indirizzo, eppure lei, se dovesse esprimere una valutazione,  premierebbe il Liceo con un bel 9/10 per averla formata e fatta crescere, per averle insegnato ciò che le piace di più e per averla preparata a 360° gradi, dandole la possibilità di essere e fare ciò che veramente desidera. 

 

Ad ognuno di noi è capitato e capita talvolta, durante i cinque anni del percorso di studi, di sentirsi un pesce fuor d’acqua, di pensare di aver sbagliato tutto, di odiare una specifica materia e di sentirsi in crisi per un debito. E in molti abbiamo dato la colpa alla scuola, al sistema. Eppure il ruolo della scuola è proprio questo, farci capire cosa ci appassiona e cosa non ci piace, insegnarci ad affrontare le difficoltà. E’ proprio quella materia che cancelleremmo dalla faccia della terra che ci sta insegnando la cosa più importante di tutte: ad  affrontare le difficoltà, a non arrenderci, a trasformare una fragilità in un punto di forza, a renderci consapevoli che non si può essere al massimo in ogni ambito, a chiedere aiuto e supporto senza sentirci onnipotenti.

Molto spesso l’ansia per il futuro deriva dai nostri insuccessi nel presente, e a volte odiamo una materia per il professore che la insegna  e che non ci sta tanto in simpatia. Infatti alla domanda: “Cosa cambieresti della scuola?” Elisa risponde: “Cambierei il rapporto che i professori hanno con gli studenti.  So che i professori sono delle grandi persone, ma a volte si ha la sensazione di essere schiacciati.” Per cinque ore al giorno la nostra vita si confronta con loro, alcuni amati, altri un po’ meno. I colloqui, i voti, la quantità di compiti che assegneranno per il weekend…Tutti fattori che influenzano la nostra storia e soprattutto il nostro giudizio su di loro che in realtà vanno considerati persone come noi. I professori sono lì, per noi,  con il solo scopo di insegnare ed esserci di guida: non hanno alcun vantaggio a metterci un brutto voto e molto spesso provano anche dispiacere nel farlo. La nostra opinione nei loro confronti spesso varia a seconda del nostro voto in pagella, ma a volte dimentichiamo che noi siamo artefici del nostro futuro e il voto che ci attribuiscono rispecchia solo ciò che facciamo, quanto studiamo, quanto ci impegniamo: abbiamo noi, e solo noi, il potere di cambiarlo.

L’intervista con la nostra ex volterriana si conclude con un consiglio da parte sua: “State tranquilli, vivetevi al meglio questi anni che un debito non è la fine del mondo.”

           

                                                                                                                               Eleonora

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