Hai mai avuto l’impressione che il tuo telefono ti ascolti o che sappia esattamente che cosa ti passa per la testa? In realtà la spiegazione è un po’ meno “da film horror” e si chiama algoritmo. Praticamente, ogni volta che apri TikTok, Instagram o YouTube, non stai guardando contenuti scelti a caso, ma entri in un mondo costruito su misura per te. L’algoritmo non è altro che un insieme di calcoli e istruzioni che i computer seguono per capire chi sei e che cosa ti piace. Funziona proprio come un osservatore super attento: ogni volta che ti fermi a guardare un video fino alla fine senza skipparlo, ogni volta che metti un cuore a una foto, che scrivi un commento o anche solo che mandi un reel alla tua migliore amica, lui prende nota. Anche il tempo che passi a fissare un’immagine senza cliccare conta tantissimo per “lui”. Tutti questi piccoli gesti servono a creare una specie di identikit dei tuoi gusti, così il sistema può prevedere cosa ti terrà incollato allo schermo la prossima volta che aprirai l’applicazione. Più l’algoritmo impara a conoscerti, più i contenuti che ti propone diventano simili ai tuoi interessi, creando una specie di bolla in cui vedrai solo i contenuti che ti fanno stare bene o che ti incuriosiscono. È per questo che a volte entri nella chat per controllare un solo messaggio e poi, senza accorgertene, passano ore a furia di scrollare tra video e foto che sembrano fatti apposta per te.
Questo sistema ha un lato positivo: rende i social più personalizzati e interessanti, evitando contenuti ai quali, probabilmente, non si è interessati. Tuttavia, il rischio è anche quello di diminuire la varietà di informazioni che ricevi. Quasi sempre visualizzando argomenti simili, l’algoritmo crea una selezione limitata di realtà somiglianti. Di conseguenza, si può avere l’impressione che determinati argomenti siano più comuni o più importanti di quanto non siano in realtà. Inoltre, questi algoritmi possono anche influenzare il nostro umore, le nostre opinioni, o anche i nostri gusti. Questo effetto è raggiunto banalmente tramite la continua visione di modelli di vita utopici, e a volte quasi fiabeschi, notizie negative o polarizzate, o degli standard estetici irraggiungibili, i quali possono indebolire psicologicamente la persona che interagisce, soprattutto chi è già, per sua natura, più sensibile. Infine, si crea un fenomeno conosciuto come la “bolla di filtraggio”, in cui si interagisce solo con persone che condividono la nostra stessa opinione, eliminando quasi completamente ogni altra visione differente della situazione. In questo modo tutti gli altri “diversi” sono visti come oppositori o ignoranti, e il loro punto di vista è più facile da screditare; questo è un meccanismo molto spesso usato dalle sette per mantenere i propri membri vicini.
Proprio per questi motivi è molto importante ricordarci che ciò che vediamo online non rappresenta completamente la realtà, ma soltanto una parte di essa, filtrata in funzione dei nostri comportamenti in rete; il fine ultimo è mantenerci attaccati a queste piattaforme il più tempo possibile. Esserne al corrente è cruciale per imparare come usare i social media nella maniera più responsabile e critica possibile.



















