Felicità, dal sogno alla realtà

Attualità Filosofia

La vita è come una barca in cerca di un porto. Viaggiando in direzione di questo approdo tentiamo di raggiungere la felicità, ma trovarla è difficile se non si sa dove cercarla.

Verso dove dobbiamo puntare la prua?

 

 

 

“Tutti gli esseri umani vogliono essere felici; peraltro, per poter raggiungere una tale condizione, bisogna cominciare col capire che cosa si intende per felicità.”
(Jean-Jacques Rousseau)

Leggendo questa frase e riflettendo, capiamo che in realtà il significato di felicità non sia così scontato come crediamo e non esiste un’interpretazione univoca; dovremmo cercare di comprenderlo per evitare di naufragare nel mezzo di una vita non vissuta pienamente: morire prima della propria realizzazione e del raggiungimento della felicità è come il mancato sbarco in un punto d’approdo.

La via più semplice della comprensione può essere quella di contrapporre alla felicità stati d’animo comunemente definiti “negativi”: un individuo è felice quando non è arrabbiato, non è triste, non è preoccupato…
Secondo Nietzsche questa condizione tranquilla e priva di preoccupazioni è una specie di pigrizia: il semplice “benessere” si ha in una vita agiata, che non porta alla vera felicità perché questa richiede grandi sforzi per essere raggiunta. 

La ricerca della felicità è quindi quel sentimento guerriero che metaforicamente permette alla nostra barca di approdare ad un porto dopo aver superato onde e tempeste; come uno studente che, “torturato” dai compiti per mesi, arriva alla fine dell’anno. 

Come prima dalla barca il marinaio poteva vedere l’orizzonte avvicinarsi, anche lo studente osservava la pagina di giugno del calendario: entrambi sognavano. I sogni di questo ragazzo sono ovviamente banali: la fine della scuola o un bel voto non danno la felicità, però bisogna tener conto che questa è relativa poiché ognuno aspira a qualcosa di diverso. Tuttavia, consiglio -e credo che lo farebbe pure Nietzsche- di non essere “pigri”, ma ambiziosamente porsi obiettivi più grandi: se pensate al termine delle scuole superiori potreste sognare su ciò che farete dopo, come i bambini che dicono “da grande voglio fare…” e spesso terminano la frase con “astronauta” o altre cose stravaganti.

Ognuno di noi ha un obiettivo ideale, raggiungerlo significa far corrispondere la “vita effettiva” con la “vita proiettata”: nei sogni scopriamo cosa ci renderà realmente felici e secondo José Ortega y Gasset, filosofo spagnolo del primo ‘900, la felicità è infatti la realizzazione dei nostri sogni. Il concetto viene ripreso dalle fiabe e, in particolare con il film della Disney “Cenerentola”, è diventata famosa questa frase: “I sogni sono desideri di felicità”.

I desideri sono, come ci dice Freud, delle “recondite pulsioni”, le quali provengono dal passato e si ricandidano nel futuro: prima repressi e non realizzati, nel presente rimangono vivi all’interno dei sogni, finché poi usciranno dall’immaginazione, diventando realtà… A questo punto, saremo felici?


Gli esseri viventi nutrendosi sopravvivono: la fame è l’insoddisfazione che li porta ad una continua ricerca di cibo, ma noi umani per vivere non abbiamo bisogno di soli semplici alimenti: dobbiamo cercare di riempire le nostre vite con molto altro, ma la complessità della nostra mente ci rende disponibili infinite scelte, per questo siamo sempre insoddisfatti: dato che non esiste una strada perfetta, un’unica rotta che collega la nostra nascita alla nostra morte, ogni scelta implica una rinuncia.

Secondo il filosofo Slavoj Zizek “il problema è che non sappiamo ciò che vogliamo davvero. Quello che ci rende felici non è avere quello che vogliamo, ma sognarlo”: perciò credo che, percorrendo nella vita una strada, inevitabilmente ci si discosta dalle altre e questo porta a continui ripensamenti; quando noi sogniamo, invece, abbiamo a disposizione tutte le infinite possibilità che la vita ci possa offrire, tutte nella nostra mente. 

La vera felicità è un’utopia, non la possiamo assaporare pienamente, ma almeno possiamo evitare di cadere in una condizione di frustrazione oppure fermarci di fronte alla carta geografica della vita per cercare la “rotta perfetta”, a tal proposito è necessario trovare la soddisfazione non provando nuove strade, ma essendo grati di quello che si ha, continuando a percorrere la rotta sulla quale si naviga, senza rimpianti.